una ricerca norvegese molto
importante
Enrico Arcelli.
Il gruppo di ricercatori
norvegesi dell’Università di Trondheim ha compiuto negli ultimi anni molte
ricerche interessantissime nel campo della fisiologia dello sport e
dell’allenamento. Essi di recente hanno pubblicato un lavoro (primo degli 11
autori é Jan Helgerud, ultimo Jan Hoff, entrambi notissimi nell’ambiente) in
cui si confrontano quattro gruppi di 10 studenti, tutti fisicamente attivi, ma
nessuno praticante sport a livello agonistico. L’età media era di 26,2 anni, la
statura di 180,5 cm;
il peso di 82,1 kg,
il massimo consumo di ossigeno di 4,80 L.min-1 (o di 58,5 mL.kg-1.min-1).
Per due mesi ciascun gruppo si è allenato 3 volte per settimana in una certa maniera,
diversa da un gruppo all’altro, e precisamente con uno di questi programmi:
a) 45 min di corsa lenta al 70% della frequenza cardiaca massima;
b) 24-25 min di corsa alla velocità della soglia anaerobica, ovvero
all’85% della frequenza cardiaca
massima;
c) alternando 47 ripetizioni di 15 secondi al 90-95% della
frequenza cardiaca massima con 15 s di
corsa lenta al 70% della frequenza cardiaca
massima;
d) 4 ripetute di 4 min
l’una al 90-95% della frequenza cardiaca massima intervallate da 3 min di
corsa lenta al 70% della frequenza cardiaca
massima.
E’ stato fatto in modo, con
l’eventuale aggiunta di una certa quantità di riscaldamento e di defaticamento,
che i soggetti di tutti e quattro i gruppi compiessero la stessa quantità di
chilometri e che avessero una spesa energetica molto simile.
I risultati principali di quella
ricerca sono stati questi:
- MASSIMO CONSUMO DI OSSIGENO: nel gruppo della corsa lenta e in quello della corsa alla soglia anaerobica non c’è stato alcun miglioramento; negli altri due gruppi, il miglioramento è stato sensibile: in quello dei 15 s +15 s è stato del 5,5%, in quello dei 4 x 4 min del 7,2%;
- VELOCITA’ DELLA SOGLIA ANAEROBICA: è migliorato in tutti e quattro i gruppi, in media del 9,6%; il massimo incremento c’è stato nel secondo gruppo (+11,6%), quello della corsa alla soglia anaerobica; il minimo nel primo gruppo (+8,2%), quello della corsa lenta;
- GETTATA PULSATORIA: la quantità di sangue “pompata” ad ogni battito è migliorata soltanto nel gruppo dei 15 s +15 s (+9,9%) e in quello dei 4 x 4 min (+13,1%); siccome i valori di frequenza cardiaca massima non cambiano, la gettata cardiaca (quantità di sangue “pompata” per minuto) aumenta nella stessa misura.
Ritengo che, ormai, più nessuno
possa dubitare del fatto che, nei giochi
di squadra, per quello che riguarda la capacità di ripetere il lavoro ad
alta intensità (o, se si vogliono vedere
le cose da un altro punto di vista, la capacità di recuperare in fretta dopo
uno scatto e di essere pronti a farne un altro in tempi più brevi), sia importante
avere livelli elevati di qualità aerobiche e che queste possano essere allenate
con la corsa ad alta intensità. Si tratta, in pratica, di compiere lavori che
portino la frequenza cardiaca a valori piuttosto elevati. In particolare, nel
caso della ricerca di cui si sta parlando, essa è stata portata fra il 90 e il
95% del valore massimo quando si trattava di determinare un incremento della
gettata pulsatoria e, di conseguenza, del massimo consumo di ossigeno, come è
successo nel terzo e nel quarto gruppo.
Va tenuto presente, però, che
anche correndo all’85% della frequenza cardiaca massima, pur non essendoci
stata una variazione significativa della gittata pulsatoria, si è avuto un
incremento (il massimo fra i quattro gruppi) della velocità della soglia
anaerobica, la qual cosa fa ritenere che, a parità di ossigeno arrivato alla
periferia, si è avuto un aumento dell’utilizzo di esso.
A questo punto ritengo che sulla
ricerca di Helgerud et al. debbano essere fatte tre osservazioni.
La prima è che è stato fatto un
confronto fra quattro tipi di lavoro che comportano una spesa identica ed un
simile chilometraggio. Questa scelta può avere senso per i fisiologi, ma ne ha poca
per i tecnici, poiché sul campo le quattro proposte di Helgerud comportano un
carico di lavoro molto diverso: compiere 45 min di corsa lenta, infatti, è
enormemente meno impegnativo di fare gli ultimi due tipi di lavoro. Se ne
accenna nelle pubblicazione soltanto nelle ultimissime righe, ma soltanto per
dire, in pratica, che è molto più difficile proporre 47 ripetizioni di 15 s
piuttosto che 4 volte 4’
(e il primo lavoro fa migliorare meno…).
Una seconda valutazione concerne
il fatto che già in partenza i soggetti avevano valori piuttosto elevati di
massimo consumo di ossigeno: sopra i 55 ml.kg-1.min-1 nei
gruppi peggiori e sopra i 60 ml.kg-1.min-1 in quello migliore. Questo contrasta con valori
di velocità di soglia anaerobica molto basse, addirittura inferiori a 10 km.h-1. Si
trattava, dunque, di soggetti molto dotati, ma di sicuro poco allenati.
La terza riflessione riguarda il
fatto che gli autori affermano che il risultato più nuovo della ricerca è il
fatto che l’allenamento ad alta intensità (in questo caso pari al 90-95% della
frequenza cardiaca massima) è più efficace di quello ad intensità bassa o
moderata nel determinare un aumento del massimo consumo di ossigeno.
Ma si tratta davvero di una
novità?
L’esperienza da campo aveva già
dimostrato che la corsa lenta è, da tale punto di vista, del tutto inefficace.
E’ stato utile, ad ogni modo, inserirla fra i mezzi utilizzati nella ricerca
per avere i dati di raffronto. Personalmente ne avrei aggiunto un quinto, le
salite di alcune decine di metri con il massimo dell’impegno. Sarei stato molto
curioso di vedere i cambiamenti che ne sarebbero conseguiti; penso che la
gettata pulsatoria e il VO2max sarebbero migliorati ancora di più!
Helgerud J., Høydal K., Wang E., Karlsen T.,
Berg P., Bjerkaas M., Simonsen T., Helgesen C., Hjorth N., Bach R. e Hoff J.:
Aerobic high-intensity intervals improve VO2max more than moderate training.
Medicine % Science in Sports & Exercise, 39 (4), pagg. 665-671, 2007.
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