Il mio motto:

E' IL CENTIMETRO CHE FA LA DIFFERENZA!!!



INSEGNAMENTO E APPRENDIMENTO nel SETTORE GIOVANILE

Gli obiettivi primari di ogni attività educativa devono infatti essere:

- Stimolare l’iniziativa (essere attivi, agire)
- Stimolare l’autonomia (non farsi influenzare, non avere
paura dell’esito delle proprie azioni)
- Stimolare la responsabilità ed il rispetto verso se stessi,
gli altri, le cose
- Stimolare la cooperazione con gli altri (voler aiutare)
- Stimolare la richiesta di cooperazione degli altri (voler
farsi aiutare)

Nei giochi sportivi di squadra vengono per l’appunto richieste queste
competenze psico-sociali che potremmo definire dei prerequisiti della
prestazione motoria in sé, la quale, peraltro, risulta essere la fase finale di
un processo molto complesso che si fonda sul paradigma :
► vedere ► decidere ►agire ► verificare
Solo il gioco e l’imparare a giocare potranno permettere ai giovani di
acquisire e consolidare conoscenze, tecniche, comportamenti e sensibilità
psicologiche e motorie utili per esprimersi realmente e totalmente in gara.

Il paradigma metodologico è che:
per ben giocare, per imparare a giocare occorre giocare!

In particolare nei giovani si raccomanda di non trascurare i grandi vantaggi
che provengono dalla pratica di giochi popolari tradizionali.
Attraverso tutti i giochi migliora la motricità di base e con essa si favorisce
l’evoluzione delle tecniche sportive specifiche.
Per contro, anche se non lo si ammette apertamente, la nostra società non
ritiene che il benessere fisico e psichico prodotto dall’attività ludica abbia un
ruolo essenziale nella gerarchia dei bisogni dei giovani.
Forse tutta la filosofia dell’educazione deve essere profondamente rivista sia
in ambito scolastico, sia in ambito sportivo e sociale.
Si è già fatta troppa confusione tra insegnamento e apprendimento; voglio
dire che si è troppo enfatizzata la figura del gestore, del distributore della
conoscenza cioè del maestro, dell’ istruttore, del professore o dell’ allenatore,
in sintesi del docente.

 In realtà il bambino scopre il suo “io” attraverso la sua azione personale;
in tale modo capisce, impara e sviluppa le sue strutture mentali e motorie.
Ma la condizione essenziale affinché si verifichi un apprendimento
significativo è, secondo Pikler e Rogers, l’autonomia di chi agisce :
l’adulto è presente, osserva i comportamenti ma si astiene dall’intervento
immediato sull’attività di chi sta agendo; successivamente può far riflettere
l’attore sulle azioni effettuate e sulla congruenza o efficacia delle stesse in
rapporto agli obiettivi ricercati.

Lo sviluppo psico-motorio è quindi fondamentalmente un processo di
autocostruzione e questa organizzazione di sé e dell’ambiente in senso lato,
all’interno del quale il soggetto si muove, può essere facilitata o ostacolata
dall’intervento dell’adulto-professore.
L’obiettivo del maestro, del professore di educazione motoria o dell’allenatore
di calcio deve essere quello di far in modo che:
- il soggetto sia protagonista della propria azione
- esperienza e realta’ coincidano
- il protagonista dell’azione ne abbia il desiderio
- le esperienze proposte abbiano un senso per chi le compie
- l’esecutore assuma le informazioni provenienti dall’ambiente e
decida quale comportamento motorio utilizzare autonomamente
- l’esecutore possa valutare da solo l’esito delle sue azioni
OGNI AZIONE E’ COMUNICAZIONE CON L’AMBIENTE!

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